Frutireu
La frutta era ingrediente centrale della dieta delle
famiglie modeste e del contado: le famiglie agiate si permettevano
qualcosa di più, ricercando primizie e qualche prodotto esotico.
Il più delle volte la frutta non compariva sulla tavola ma si consumava
direttamente appena colta dagli alberi, nei campi o negli orti di casa.
In occasione delle grandi feste, in particolare il S. Natale,
comparivano sul desco noci, nocciole, mandorle o qualche frutto
ricercato come il dattero.
Il frutireu girava per i paesi portando pochi prodotti, soprattutto per
le famiglie benestanti; generalmente venivano offerti frutti di stagione
di provenienza della bassa padana.
Sul carretto del frutireu d’estate apparivano frutti gustosi e
dissetanti come meloni e angurie.
Riportiamo un sonetto di Luigi Medici su un commerciante “cugino” del
frutireu, l’ erborari.
L'è rivaa l'erborari cói sacchett / pien de tutt i profumm d'erba
nostrana:/ la camamella, fada sù a mazzett,/ cattada a San Giovann, per
la scalmana; / e, per i nerv rabbios, la valeriana, / con tucc i so
virtù plusquam perfett / e, per fà i decotitt e la tisana,/ el fior de
tili ch'el te scalda in lett ... / In fond al sacch gh'hoo l'erba per
l'amor / (per fall nass, per balcall, per fall morì) / e gh'hoo la malva
per balcà i dolor,/ ma me rincress che de sta roba chì / gh'hoo appena
quatter foeui e quatter fior / e se la vendi l'è assee pù per mi ...

Opera di Tettamanti Mario